UNA VITA DA ADDETTO STAMPA – INTERVISTA A GIANLUCA MONTI

Lui non è porticese ma è uno che di ufficio stampa se ne intende, se ne intende eccome. Savoia, Puteolana, Neapolis, Pianura, ha curato la comunicazione di tanti club campani fino a spiccare il volo ed assurgere a La Gazzetta dello Sport. Gianluca Monti, oltre ad una penna giovane e frizzante della Rosea, può definirsi un profondo conoscitore del calcio campano, lì dove cresce la febbre per le partite tra due squadre di comuni vicini con storiche rivalità a farla da padrone, lì dove una realtà di provincia sogna di toccare il professionismo, lì dove i tifosi sono quei fedelissimi che hanno giurato fedeltà eterna a dei colori al di là di categorie, presidenti e calciatori. É davvero un piacere colloquiare con lui, che fa dell’umiltà un bastione professionale, dopo un periodo in cui si è cimentato anche da conduttore televisivo (tutte le sere, in diretta, su Canale 9 alla trasmissione “Tutti in campo – estate”), ottenendo un consenso tale da superare le più rosee previsioni.

Gli chiediamo, prima di tutto, se abbia mai incontrato il Portici nella sua carriera di addetto stampa: “Anche se la mia strada non si è mai incrociata con quella del Portici, è una piazza che ho molto a cuore e con uno stadio da Lega Pro. Ne approfitto per raccontare un aneddoto: ho giocato al “San Ciro” con la Rappresentativa USSI Campania e feci anche un gol, una prodezza che resterà impressa nella mia mente. Ma, al di là di questi simpatici ricordi, a Portici ci hanno sempre riservato una accoglienza molto bella e ospitale, dettagli che fanno la differenza”. Può sembrare un paradosso: Gianluca Monti, che di professione fa il giornalista, ha giocato al “San Ciro” mentre chi è stato tesserato adesso dal club azzurro non ha la fortuna di potervi giocare. Eh sì, è proprio un paradosso. Questo il suo pensiero sulla spinosa vicenda: “Se un anno di transizione dovesse servire per mettere a punto alcuni aspetti come il manto erboso, un annoso problema, allora il sacrificio non sarebbe vano. Altrimenti non avrebbe senso giocare lontano da uno stadio che può essere un valore aggiunto, ripeto, per me è un impianto da professionismo per la qualità degli spogliatoi, della pista d’atletica, anni fa c’era anche una tribuna stampa coperta che poi non ho visto più ed è stato un vero peccato. Il “San Ciro” è uno stadio che va vissuto, mi auguro che la questione venga risolta il prima possibile anche perché sarebbe bello se i ragazzini delle scuola calcio potessero allenarvisi all’interno in modo da fidelizzare con il contesto per poi assistere alle gare della prima squadra locale”.

La penna del quotidiano dalle pagine rosa conosce bene l’Eccellenza; era lui l’addetto stampa del Pianura quando il club partenopeo vinse il campionato e approdò in quarta serie. Chi più di lui ci può dire, con l’occhio del cronista, cosa bisogna fare per essere protagonisti in questa categoria: “Ho capito che ad incidere tantissimo è l’asse portante della squadra. Ritengo che questi campionati si vincano con gli over sebbene sia importante dotarsi di under di valore, che possono servire a mantenere gli equilibri tattici, ma è la spina dorsale che fa la differenza. Porto l’esempio del Pianura le cui fortune sono state costruite da quei quattro-cinque trascinatori come Salvati, Ianniello, Montaperto ma, sia ben chiaro, gli under possono contribuire tantissimo e imporsi all’attenzione degli addetti ai lavoro. Noi avevamo uno come Letizia che ora gioca addirittura in serie A”. Quest’ultimo pensiero può suonare quasi come un incoraggiamento per gli under del Portici, dai quali c’è chi può spiccare il volo e scalare le categorie. Per riassumere possiamo dire che gli over devono rappresentare un usato sicuro, una garanzia di alto rendimento, gli under sono l’investimento per il futuro.

Ma restiamo ancora sull’Eccellenza e, con Gianluca Monti, analizziamo brevemente quanto di stuzzicante potrebbe venire fuori in questa stagione: “Se ci facciamo caso, per il Sud tutti i capoluoghi di provincia sono in D, mancano le campane le cui squadre, dopo quelle impegnate nelle categorie professionistiche, si trovano ora in Eccellenza pur vantando storie di tutto rispetto e tifoserie importanti. Faccio un esempio: auguro le miglior fortune al Pomigliano che sta allestendo un organico di spessore ma può essere che un Savoia, pur militando in una categoria inferiore, faccia registrare allo stadio o lo stesso o un maggior numero di presenze. Del resto, parlando a livello generale, la categoria non è tutto perché più da quella in cui giochi è importante come la giochi, con che progetti, con che ambizioni. L’Eccellenza potrebbe ritornare quella di un tempo quando c’erano più risorse anche finanziarie. E poi è fondamentale che gli orari delle partite non coincidano con quelli della serie A, il rischio è di non far aumentare il numero degli spettatori”. Gianluca Monti è uno che ha fatto diventare la sua passione una professione. È partito dal basso fino ad insediarsi in uno dei quotidiani sportivi di maggior prestigio, ma le sue parole sono venate di nostalgia se ripensa da dove è partito, quando si occupava degli uffici stampa: “Sono stati gli anni più belli, molto più di quelli che sto vivendo adesso, lì si respirava il campo, si avevano rapporti con le società, tutto ciò che ora mi manca, quel contatto che ora non c’è più. Se mi ritrovo dove sono, lo devo a quegli anni che mi hanno formato professionalmente, le persone di calcio in un nanosecondo intuiscono se tu vivi di campo o meno e gli anni di addetto stampa fanno sì che la professione di giornalista sportivo non possa prescindere dal campo. Ma in quegli anni ho imparato a confrontarmi con le figure più disparate e con cui bisogna avere approcci sempre diversi, mi riferisco a presidenti, allenatori, calciatori. Mi è rimasto davvero tanto, sono state tutte esperienze uniche”.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906

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