L’analisi del test di Scafati

Certo che deve essere davvero dura giocare un match contro una squadra con cui si condivide la categoria, partita con gli allenamenti agli inizi di agosto, il giorno dopo lo sforzo immane di aver rifilato cinque gol ad una Equipe Campania grondante talenti di fama ed esperienza nel panorama calcistico campano. Il motivo di questo tour de force? Perché la squadra si abitui alla stanchezza, e ora è possibile fare questo determinato tipo di lavoro in partite in cui il risultato è l’ultima cosa che conta. Quando più cresce la fatica e più ci si imbatte in avversarie quotate, si misura anche la forza mentale di una squadra e, a Scafati, abbiamo avuto la dimostrazione che il livello di tenacia è altissimo. Non era facile reagire una volta ritrovatisi sotto di tre gol, si poteva temere una imbarcata visto che le gambe avevano esaurito la benzina. Invece, con una personalità esemplare, ci si è rimboccati le maniche fino a rimettere in piedi una partita con una mezz’ora abbondante per poterla recuperare totalmente.

Murolo, dopo aver fallito delle ghiotte occasioni davanti al portiere, è salito sugli scudi rianimando il Portici ad onta dei carichi di lavoro. Prima ci ha messo lo zampino su una incertezza generale della difesa avversaria, poi il secondo gol è stato da applausi a scena aperta. Ottimo il lavoro di Basso sulla sinistra, l’ex Ercolano l’ha messa al centro dove Murolo si è trasformato da gigante schiacciando di testa un pallone su cui il portiere avversario non avrebbe mai potuto opporsi. Dal rischio di un naufragio all’assalto del pari. Gli uomini di mister Macera hanno un po’ abbassato il baricentro e, pur con una squadra imbottita di under nella ripresa, al Portici non è mai mancata la voglia e la personalità di lottare su ogni pallone. Ci sono state anche entrate rusticane al limite del regolamento, non sono mancate delle scaramucce in campo, ma tutto fa parte del gioco finché rientra in tempo senza lasciare strascichi o polemiche intrise di veleno. Sul 3-2, comunque, il Portici ha adottato una tattica un po’ attendista, i canarini impostavano l’azione per poi subire pericolose ripartenze. Sono stati tanti i ribaltamenti di fronte con Scielzo a far valere la sua esplosività e Ioio bravissimo a proteggere palla senza disdegnare aperture di gioco e incursioni centrali. Murolo l’ha messa dentro due volte, e avrebbe potuto fare ancora più male, ma i compagni di reparto non sono stati da meno, Scielzo ha corso tanto finché ha potuto, mentre Ioio è subentrato nella ripresa con una determinazione pazzesca impensierendo spesso e volentieri la retroguardia avversaria.

L’ex Sibilla ha sostituto un Rima che, dopo le prodezze delle prime amichevoli, aveva un estremo bisogno di tirare il fiato e, anche senza il suo estro, la linea offensiva composta da Scielzo, Ioio e Murolo ha funzionato alla grande. Nulla di grave per Sardo costretto ad uscire per un pestone subito da un avversario, non c’è motivo di preoccuparsi, si è trattato solo di una contusione. Fiorillo ormai è uno stakanovista, gioca senza soluzione di continuità offrendo un rendimento alto, anche capitan Alterio guida la difesa con autorevolezza ma a Scafati ad andare ben oltre la sufficienza è stato Ursomanno. Il jolly flegreo, schierato al centro della difesa nella ripresa in coppia con Fiorillo, ha giganteggiato con tempi d’intervento perfetti, poter contare su uno come lui è un lusso per mister Borrelli. Peccato per quella punizione calciata allo scadere, sarebbe stata la ciliegina sulla torta e avrebbe reso giustizia ad un Portici che meritava il pari. Nel computo delle occasioni, sarebbe stato più giusto un risultato di parità ma, in fin dei conti, va più che bene così. Si deve ripartire da un secondo tempo giocato con grande carattere, questa squadra è in grado di rialzarsi anche nelle condizioni peggiori, sono tanti i motivi per essere ottimisti.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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