Scafatese 1922-Portici 1906 : 3-2. Le interviste post-gara

A fine gara, ci sono volti distesi nell’entourage del Portici, normale che si voglia sempre vincere, anche in amichevole, ma questi sono test che aiutano a capire anche cosa c’è che non va. Considerando che si affrontava una squadra desiderosa di ripetere, se non migliorare, il terzo posto dello scorso anno, tenerle testa e perdere di misura dopo aver giocato il giorno prima e in un pomeriggio caldissimo, deve essere interpretato come un segnale positivo. Era fisiologico sentire le gambe pesanti, in questi momenti non riesci a fare ciò di cui sei capace, gli affanni annebbiano la mente. Il diesse, Orlando Stiletti esprime la sua attenta disamina: “Abbiamo pagato tutta la stanchezza figlia delle doppie sedute di allenamento e delle amichevoli che stiamo disputando a distanza di pochissimi giorni. Dopo la gara contro l’Equipe Campania, che ha comportato un grande dispendio di energie, siamo venuti a Scafati sapendo che sarebbe stata durissima. Ci aspettavamo un calo, sarebbe stato un problema se non si fosse registrato, ci saremmo dovuti porre qualche domanda sull’efficacia dei nostri programmi di lavoro. La sorpresa è lo scatto d’orgoglio che abbiamo avuto nella ripresa e in campo non si vedeva che c’era una squadra scarica e un’altra con due settimane in più di preparazione nelle gambe. E, al di là del risultato che lascia il tempo che trova, per le occasioni create, avremmo meritato di pareggiare la partita, questo la dice lunga sul temperamento con cui siamo scesi in campo. Superato il momento di sbandamento, abbiamo disputato la nostra partita con una reazione impressionante. Ecco, ci saremmo dovuti preoccupare se non ci fosse stata la reazione che, invece, è arrivata puntuale e per poco non ci consentiva di uscire indenni da Scafati. Ci è mancata un po’ di lucidità sotto porta, ecco questo test, molto positivo, ci ha fatto capire che bisogna essere più cattivi e concreti in fase di finalizzazione. Non possiamo lamentarci per l’assenza di una freschezza che non potevamo avere, quindi, ci prendiamo quanto di buono è venuto fuori da quest’altro impegno consapevoli che stiamo lavorando per rendere il Portici sempre più forte e competitivo”.

Una spruzzata d’ironia fa sempre bene, in un mondo dove ci si prende troppo sul serio, ricorrere ad una risata è la medicina migliore per vivere meglio. Il Portici si sta guadagnando la fiducia della gente, che ora ne apprezza anche il carattere granitico. E il presidente, Lorenzo Ragosta, si lascia andare ad esternazioni che non tengono conto del mero protocollo: “Abbiamo perso? Normale, era una espressa richiesta della società, guai se avessimo vinto, avrei fatto il pazzo. Voglio dire, dopo tre amichevoli vinte, di cui l’ultima contro una squadra che vantava tra le proprie file calibri pesanti, potevamo mai vincere anche la quarta? Avremmo scoperto le nostre carte e si sarebbe parlato di un Portici imbattibile e già proiettato verso la vittoria del campionato, magari la concorrenza avrebbe alzato bandiera bianca ancor prima di iniziare. Mi permetto di scherzare perché siamo in una fase sperimentale dove i risultati non contano e poi perché non bisogna dimenticare che il calcio è un gioco dove ogni forma di arrivismo deve essere bandita. La sana ambizione appartiene anche alla nostra società, che ha allestito una squadra con giocatori di un certo livello, e la speranza è di commentare sempre più vittorie che sconfitte. La nostra ambizione è quella di rendere la nostra realtà un punto di riferimento per i cittadini porticesi”.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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