Un abbraccio fraterno dai mille significati

Un abbraccio, il primo abbraccio. Magari ce ne saranno altri, ma questo è stato il primo, che è sempre speciale. Ci si potrà riabbracciare dopo aver vinto una partita importantissima, dopo un gol dai tre punti pesantissimi, ma ci si ricorderà sempre del primo. Che emozione vedere l’abbraccio tra mister Pasquale Borrelli e Donato Rima, con quel numero 10 che spicca dietro la maglia azzurra. Ci sono foto che parlano da sole, che non necessitano di ulteriori commenti, del resto l’emozione, come diceva Celentano, non ha voce. Quante volte siamo rimasti senza parole, incapace di proferire alcuna sillaba, dinanzi ad una forte emozione? Fa parte dell’essere umano, quando il cuore inizia a battere senza sosta e in modo incontrollabile, non c’è più spazio per le parole, che hanno un linguaggio a parte rispetto ai sentimenti. Ieri si è giocata la prima partita ufficiale di questo nuovo Portici, un gruppo nuovo, molto rinnovato, ma che già è unito, solido e affiatato. Anche se l’avversaria non si è rivelata irresistibile, i giocatori non potevano saperlo prima e c’era una inevitabile tensione prima di mettere piede in campo. Già dai primi minuti, gli azzurri sono andati all’assalto della porta bianconera, cercando con insistenza il gol che avrebbe sbloccato il risultato. E quel gol tanto cercato è arrivato dopo neanche dieci minuti, con Donato Rima, fattosi trovare pronto al centro dell’area dopo un’azione ben orchestrata partita dal cuore del campo per poi svilupparsi sulla corsia di sinistra fino ad essere capitalizzata a due passi dal portiere. Per l’attaccante oplontino è stato un gioco da ragazzi freddare Abbenante, lui era davanti alla porta pur partendo largo a destra, segno che il tridente vesuviano non dà alcun punto di riferimento. Il gol ha fatto esultare di gioia i duecento tifosi porticesi giunti a Torre del Greco e Rima si è subito diretto verso la panchina, per abbracciare il suo mister che l’ha fortemente voluto con sé ritenendolo uno dei migliori attaccanti della categoria. L’abbraccio è stato vero, fraterno, tra due amici pur con il dovuto rispetto dei ruoli, perché uno è l’allenatore, l’altro un giocatore. A volte basta un semplice gesto per far capire che aria si è creata all’interno di un gruppo, nel nostro caso di uno spogliatoio, e ora anche chi non se n’era accorto prima si è reso conto di ciò che è il Portici. Una grande famiglia prima che una squadra competitiva, che punta a disputare un buon campionato con la consapevolezza di non avere nulla da temere. Ci sono vittorie che si rivelano ancora più belle perché ottenute con la forza di un sentimento comune, come l’affetto che lega tra di loro giocatori e allenatore. Il primo gol stagionale ha sempre un sapore diverso e se chi lo segna, quasi d’istinto o spinto da un moto irrazionale, ne condivide la gioia con il proprio allenatore, significa che i valori umani saranno sempre anteposti a quelli tecnici. E per andare lontano, prima ci si vuole bene e il resto verrà da sé.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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