INTERVISTA AD UMBERTO CHIARIELLO: “IL “SAN CIRO” DOVREBBE ESSERE UN VANTO”

Un appassionato del calcio campano non può non conoscere Umberto Chiariello, uno dei volti più noti del giornalismo della nostra regione. Ora ci si può chiedere cosa c’entri con il Portici. Domanda legittima ma a cui non è difficile rispondere. Lui è stato l’ideatore e conduttore, lo è tuttora, di un programma sportivo sul calcio campano seguitissimo dalla gente. “Campania Sport” è visibile su Canale 21, un salotto in cui si inizia a parlare del Napoli per poi passare alle serie minori. Non si arriva all’Eccellenza, per questa categoria ci sono altre trasmissioni, ma è normale per i porticesi coltivare il sogno di sintonizzarsi la domenica sera su Canale 21 aspettando il servizio sulla partita. Significherebbe che si è fatto un salto enorme, certo stiamo fantasticando, ma perché non sognare? Si dice che se hai un sogno più lo immagini e più potrebbe realizzarsi. Perché non proviamo ad immaginare una domenica sera mentre, seduti sul divano di casa, prendiamo il telecomando, accendiamo su Canale 21 e aspettiamo che inizi la sigla di “Campania Sport” sapendo che sarà lanciato un servizio sul nostro amato Portici? L’attualità ci dice che ci troviamo a lottare in un campionato di Eccellenza tra i più difficili degli ultimi anni, ma ogni tanto occorre bussare alla porta dei sogni e farsi ospitare per un tempo breve ma necessario a far viaggiare la mente. Un sogno può essere sinonimo di ambizione e non di utopia, nel calcio anche le scalate più impensabili possono concretizzarsi. Solo tre anni fa Carpi e Frosinone erano in Lega Pro, chi avrebbe mai pensato che la domenica sera si potesse parlare di loro sulle reti nazionali?

Ora succederà o non succederà che Umberto Chiariello lanci un servizio sul Portici, noi già vogliamo immaginare la scena e lo contattiamo per affrontare diverse questioni. La prima curiosità che ci assale è sapere se la sua strada si sia mai incrociata con la città della Reggia: “Nel mio passato di calciatore, quando giocavo nella Battipagliese, mi è capitato due volte di venire al “San Ciro” e sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza dell’impianto. Sicuramente uno dei più belli in cui mi è capitato di giocare nonché uno dei primi in erba naturale, davvero un gioiello”. Ci ha anticipato la domanda: la questione “San Ciro”. Lui si infervora quando gli facciamo presente che la squadra è costretta ad emigrare per le gare casalinghe: “Purtroppo molte amministrazioni comunali della Campania sono sorde e carenti alle esigenze dello sport. Avere uno stadio come il “San Ciro” deve essere un vanto, non esiste proprio giocare altrove avendo in città un simile impianto. Mi rattrista molto questa notizia, non entro nel merito della vicenda perché ne sono estraneo, non so chi sia il responsabile ma sicuramente è uno stupido”. Non è porticese ma si mostra indignato, figurarsi cosa debbano pensare gli sportivi locali. Tutto troppo assurdo per essere commentato senza farsi prendere dalla rabbia. Il conduttore di “Campania Sport”, come suo solito, non usa mezzi termini esprimendosi con la schiettezza che lo contraddistingue.

La vicenda è scottante e, quindi, preferiamo spostare l’attenzione sul campionato di Eccellenza: “Oggi è tutto cambiato rispetto a qualche anno fa. Ai miei tempi addirittura non esisteva proprio l’Eccellenza e, per me, bisogna snellire un po’ tutta questa struttura di categorie e gironi. Dopo le tre serie professionistiche, ci deve essere la serie D per passare direttamente ad una categoria dilettantistica e poi agli amatoriali. Porto avanti questo ragionamento anche perché ci sono troppe società e molte per sopravvivere ricorrono a mezzi illeciti prodromici di inevitabili implosioni”. Proprio per gestioni alquanto discutibili, quest’anno l’Eccellenza può vantare piazze che hanno militato tra i professionisti negli ultimi anni. Chiariello la rinnoverebbe così: “La mia idea per rendere più appetibile questa categoria è irrorarla di un dilettantismo vero e non falso, a partire dai rimborsi spesa da destinare ai giocatori. I quali giocatori vorrei che fossero prevalentemente giovani, magari quelli che escono dagli Allievi. Il regolamento attuale non mi convince, questo deve essere un campionato di soli giovani, una vetrina che dia loro la possibilità di misurarsi in una competizione dilettantistica e ne testi il reale valore. Al massimo, darei spazio a tre over che possano fare da chioccia ai ragazzi. Un’ultima considerazione: bandirei tutti gli pseudo-magnati che investono ingenti quantità di denaro per poi portare i club al fallimento”.

Il campionato è iniziato da due settimane: dopo due pari, il Portici è atteso dal derby del “Paudice” di San Giorgio e si sa che queste partite conservano sempre un fascino particolare e, spesso, sono accompagnate anche da una certa tensione emotiva: “Mi piacerebbe tantissimo che i derby diventassero una festa e non creino allarme sotto il profilo dell’ordine pubblico. Bisogna svelenire gli ambienti e gli animi, che i derby diventino degli happening per portare le famiglie allo stadio, magari facendo entrare due tifoserie nello stesso settore. Il calcio deve essere unione e non divisione”. Ha appena parlato di portare le famiglie allo stadio. Fantastico. Sarebbe la vittoria di tutti e dello sport, ma gli chiediamo anche la sua idea per concretizzare tale nobile desiderio: “Avere delle aree parcheggio, stadi confortevoli e garantire condizioni di sicurezza. La gente quando va allo stadio, soprattutto i genitori con figli, non vuole avere il problema di dove parcheggiare l’auto, deve essere sicura di non mettere a rischio la propria incolumità e poter fruire di alcuni servizi come quello di un bar e bagni pubblici efficienti dal punto di vista igienico. Insomma, bisogna creare stadi migliori anche per categorie minori in nome di una parola chiave come l’accoglienza”.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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