Il sindaco Marrone esce allo scoperto sul “San Ciro”: “Dopo gli accertamenti, partiranno i lavori”

La questione “San Ciro” arriva in Consiglio comunale. Nell’assise del 28 settembre, il consigliere d’opposizione, nonché direttore generale del Portici 1906, Maurizio Minichino, ha ribadito nel corso del suo intervento la necessità di dare una risposta ai cittadini, tifosi e non, circa la vicenda stadio ed evitare che la società sia costretta ad elemosinare un campo ai comuni limitrofi. Il sindaco, Nicola Marrone, ha detto che gli uffici tecnici sono all’opera per espletare gli accertamenti del caso e, in tre mesi, potrebbero anche partire i lavori. Una pubblica e chiara assunzione di responsabilità da parte del primo cittadino porticese che, dopo questo lavoro di accertamento da parte degli organi competenti, ha assicurato la risoluzione della spinosa vicenda. Anche i tifosi non ne possono più di andare a giocare altrove, loro vogliono restare a Portici e, all’esterno di Palazzo Campitelli, hanno esposto una striscione con la scritta: “Ridateci il San Ciro”. Eh sì, i porticesi vogliono la loro casa, quel teatro di mille battaglie, dove si è gioito e sofferto ma, soprattutto, amato. L’amore che il tifo porticese dimostra verso la propria squadra lo si esprime riempiendo le gradinate dello stadio di via Farina. Il nostro sogno è quello di portare sempre più gente allo stadio, in modo che in città si ritorni a parlare del Portici e ci si identifichi con quella maglia che rappresenta il calcio nel nostro territorio. Con tutto l’impegno e la passione possibili, rischierebbe di rimanere fine a se stesso il nobile desiderio di riscaldare i cuori se poi ci si deve spostare per assistere ad una partita del Portici. Il tifoso storico, quello che seguirebbe la squadra anche in capo al mondo, continuerà ad esserci indipendentemente da tutto, ma l’appassionato di calcio, che finora non è stato coinvolto o mai attratto, al “San Ciro” ci verrebbe ma chiedergli di spostarsi, anche a pochi km, potrebbe scoraggiarlo. Il Portici ha il suo zoccolo duro di tifosi, e non c’è n’è stato uno a non aver mugugnato per questo “esilio”, ma coloro che dovessero appassionarsi adesso alle sorti del club azzurro, pur avendo nel cuore la passione per il calcio, non è che siano da classificare come tifosi di serie B. Sono un po’ come quei figli che una mamma partorisce in tarda età, i primi occupano un posto speciale nel suo cuore, ma gli ultimi arrrivati hanno forse bisogno di un pizzico d’amore in più finché non raggiungono l’età della maturazione. Sono quei figli tanto desiderati per cui vale la pena pazientare prima di poterli abbracciare. Il Portici è di tutti, non è di Maurizio Minichino che ne è un dirigente, non è del sindaco e né del presidente, è semplicemente di quelli che lo amano. Ecco perché l’amministrazione non può restare insensibile al grido di tanta gente che soffre a dover emigrare da altre parti, dove non ci si può mai sentire a casa come al “San Ciro”. Il sindaco è uscito allo scoperto sostenendo di avere a cuore la vicenda, noi ci auguriamo che dalle parole si passi ai fatti, se così fosse saremmo contenti tutti, soprattutto quei tifosi che vogliono ritornare nel loro tempio e che lo chiedono a gran voce.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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