Conferenza a Villa Savonarola sugli impianti sportivi a Portici. Le parole di Minichino e Incoronato

Sabato mattina, il giorno prima del blitz a Vitulazio, è stato indetto un convegno a Villa Savonarola per affrontare la tematica dell’impiantistica comunale a Portici e, quindi, al centro del dibattito vi era anche lo stadio “San Ciro”. A rappresentare il Portici 1906 c’erano il direttore generale, Maurizio Minichino e Ciro Incoronato, amministratore unico, naturalmente tralasciamo il contenuto degli altri intervenuti perché l’ultima intenzione che abbiamo è quella di politicizzare una questione che ci sta particolarmente a cuore: lo stadio “San Ciro”. Anche da questo, forse soprattutto da questo, dipendono le sorti del calcio a Portici, ma se continua questa sordità e questa indifferenza, allora davvero potrebbe cadere quanto, con amore e sacrificio, si sta costruendo. Per chi non lo sapesse, magari dalle parti di Palazzo Campitelli, il Portici è terzo in classifica ed è protagonista su due fronti, tra i tifosi sta ritornando l’entusiasmo dei bei tempi, non interessa proprio a nessuno il fatto che le gare casalinghe si giochino a Torre del Greco, a Brusciano, che ci si alleni a Volla? Maurizio Minichino, nel suo intervento, ci è andato giù duro: “Lo sport non può avere un colore politico ma ci troviamo nell’esigenza di mettere a nudo le responsabilità. Lo stadio in passato aveva avuto l’idoneità, mentre adesso si trova abbandonato a se stesso, manca già la manutenzione ordinaria. È mortificante migrare altrove per le partite casalinghe, e come ci si può accorgere solo dopo la gara d’appalto che la ditta vincitrice non avesse i requisiti? Il disagio attuale pesa su tutti coloro che amano lo sport a Portici, anche le scuole calcio non sanno dove andare, si può speculare su tutto ma non sui bambini e sui genitori che fanno sacrifici”. Un intervento al calor bianco quello del diggì azzurro, tra i fautori della rinascita del calcio nella cittadina vesuviana e tutti gli sforzi degli ultimi anni potrebbero addirittura rivelarsi vani se la situazione non cambia, se non ci si assume le responsabilità e si agisce. Non si vuole neanche prendere in considerazione il rischio di vedere dissolversi nell’aria i sacrifici che hanno ridato dignità al Portici, ma restare in questo pantano è comunque umiliante perché macchia l’immagine della città e annacqua qualsiasi slancio ambizioso. Anche l’amministratore unico, Ciro Incoronato, ha parlato senza infingimenti: “Fino al 2011, con enormi sacrifici, era garantita la manutenzione ordinaria del “San Ciro” e la squadra vi giocava le gare in casa, ora dobbiamo andare a rappresentare i nostri colori in altri comuni, è gravissimo! Una società come la nostra costa 300 euro al giorno, e questi esborsi pesano tutti sulle nostre spalle, abbiamo chiesto la gestione dell’impianto e non abbiamo avuto una risposta. Non possiamo programmare il futuro senza lo stadio, da anni, da tantissimi anni, sto nel Portici, l’ho visto giocare in serie D e il mio sogno è quello di riportarlo in questa categoria, a quel punto potrei anche farmi da parte”. Parole accorate e venate di un desiderio che brucia nell’animo di tutti quei tifosi che amano la squadra della propria città, come quei sessanta e più che di domenica mattina hanno intrapreso quasi un viaggio per raggiungere Vitulazio e vedere il Portici vincere, e quelli che, per diversi motivi, non sono riusciti a venire ma che avrebbero tanto voluto farlo. Una chiosa finale, un retroscena che sveliamo senza rispettarne la segretezza, è stato chiesto a mister Borrelli cosa gli manchi per rendere la squadra ancora più competitiva: “Lo stadio…”.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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