L’ANALISI DEL SUCCESSO DI MONTE DI PROCIDA – Bandire le minacce dal calcio, ancora Olivieri in gol, sofferenza ma difesa di ferro

Spesso, in modo anche del tutto pretestuoso, si sente dire al termine di una gara la seguente frase: “Ci vediamo al ritorno!”. Viene spesso pronunciata con un’aria minacciosa, di chi vede il calcio alla stregua di una sfida, di una tenzone, e il rettangolo di gioco come un ring piuttosto che un campo fatto di due porte e linee bianche. Quello che è successo a Monte di Procida, al termine sia della prima frazione che della gara stessa, si registra con una certa regolarità, anche in gare cosiddette “tranquille”, c’è sempre il genio di turno che invita tutti a farsi giustizia al ritorno. È normale che si debbano sentire queste frasi? Quante volte ci sono giunte all’orecchio? “Ci vediamo al ritorno! Dovete venire da noi…”, magari pronunciate perché qualcuno è stato “reo” di un’esultanza troppo focosa o perché un giocatore ha avuto uno screzio con un avversario oppure perché c’è la frustrazione di una sconfitta. Non sarebbe più bello preparare una “rivincita” sul campo, per far capire di non essere inferiori o, se lo si è sulla carta, magari si può non esserlo sul rettangolo di gioco? Questo è il calcio, uno sport che diventerebbe sicuramente più seguito se avulso da minacce e intimidazioni, “ci vediamo al ritorno”, come se anziché prepararsi per una partita, ci si dovesse armare per una guerriglia. Sveleniamo questo clima “da combattimento armato”, accettiamo qualsiasi risultato e, come ogni competizione che si rispetti, il ritorno di una gara deve essere un’occasione per riscattarsi sul campo da parte di chi ha perso l’andata. Nel calcio, chi vince è giusto che esulti, è legittimato a farlo, chi perde deve mettersi subito al lavoro per non farlo più o il meno possibile perché, detto francamente, a chi è che piace perdere? E come si può evitare? Con tanto lavoro, sacrificio, volontà e applicazione.

Passando a ciò che si è visto sul rettangolo di gioco, mister Borrelli ha presentato un Portici impostato sempre sul 4-3-3 a livello tattico ma con molti interpreti diversi rispetto al solito. All’inizio, si è partiti con due terzini bassi come Veneruso e Ineguale, rispettivamente a destra e a sinistra, e con Ragosta al posto di Sardo in mediana visto che, l’ex Turris, è stato spostato sul fronte offensivo dove al centro agiva Murolo e a sinistra Scielzo. L’inizio è stato promettente, poi c’è stato l’episodio che ha portato al rigore della Sibilla dopo 12’ di gioco e che Florio, fortunatamente per il Portici, ha calciato fuori. Lì la partita poteva cambiare, anche se non si ha mai la controprova di quello che poteva succedere, così come i flegrei potevano anestetizzare il match e approfittare di qualche spazio, così il Portici, come già fatto in altre circostanze, poteva venire fuori e risultare devastante. Sta di fatto che, in una partita molto maschia e spigolosa, al 40’ Olivieri si è trovato al posto giusto al momento giusto, rubando palla in area e battendo Sawa. Ancora lui, ha firmato il passaggio del turno in coppa Italia dopo aver estromesso il Pimonte, lo si può definire “il re di coppe”. Già prima del gol, Olivieri stava fornendo una prestazione mostruosa giocando tantissimi palloni nel cuore del campo e verticalizzando molto. Sempre interessanti gli spunti sulla sinistra con il duo Basso-Scielzo, mentre, dopo un iniziale disorientamento, anche l’asse Veneruso-Sardo ha incominciato ad essere propositivo, anche con l’avanzamento dell’under e il conseguente arretramento del mediano. Nella ripresa, c’è stata anche una buona dose di sofferenza perché la Sibilla, anche per il fatto di giocare tra le mura amiche, ha dato tutto per trovare il gol del pari e c’ è andata vicina, soprattutto nel recupero con Amato che è stato chiamato ad un grande intervento. Paradossalmente, i flegrei hanno iniziato ad essere più pericolosi una volta rimasti in nove, per la doppia espulsione di Cicatiello e Lepre, anche se gli azzurri più volte, in ripartenza, hanno avuto la possibilità di raddoppiare e archiviare la pratica. Nel finale, addirittura, la Sibilla ha chiuso in otto per l’espulsione, sempre per proteste, di Florio. Da condannare, sicuramente, ciò che si è registrato fuori dal campo e la sberla rifilata ad un under da mister Carannante, si può capire il nervosismo e la tensione nervosa, ma prendersela con un ragazzino è troppo.

Applausi, comunque, per questo Portici che è riuscito ad approdare anche ai quarti di finale della fase regionale della coppa Italia, più di così, davvero non si può fare, se consideriamo anche i tanti disagi legati alle strutture e alle continue transumanze da un comune ad un altro. Un’altra partita chiusa senza reti, segno che avere la miglior difesa del girone allo stato attuale, non è frutto del caso ma di un’organizzazione precisa, efficace e che funziona alla grande. Si continua a sognare e ora testa rivolta alla gara di sabato prossimo contro il Gladiator, c’è da portare avanti questa lunga striscia di risultati utili consecutivi. È importante che la squadra sia sempre tranquilla e serena, ma è altrettanto importante che il pubblico risponda a dovere ai risultati che vanno avanti da tre mesi. Contro l’Arzanese, si giocava a porte chiuse e non si è avuta la possibilità di abbracciare la squadra dopo l’impresa di Torre Annunziata, ora sono state conquistate altre due vittorie, che sono servite per il secondo posto solitario e l’accesso ai quarti di finale, un ulteriore motivo per riempire le gradinate del “Liguori”.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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