Presenti ed entusiasti. Onore a voi, ultras!

Dove sono gli ultras?”, è la peggiore accusa che si possa lanciare ad una tifoseria. Fortunatamente, a Portici non si corre questo rischio perché gli ultras ci sono e sanno farsi sentire. Spesso godono di una fama poco edificante, li si taccia troppo frettolosamente come provocatori e facinorosi, ma è questa valutazione ad essere frettolosa nonché superficiale e figlia dei soliti luoghi comuni. Che l’ultras non sia quel tifoso che entra allo stadio con il giornale sotto al braccio mentre con una mano regge il cellulare e l’altra affondata nella tasca, è un dato di fatto. Anche perché non entra allo stadio da solo ma in gruppo, con le mani verso l’alto come a formare una V di vittoria o con una occupata dalla bandiera della propria squadra. Gli ultras sono quei tifosi disposti a tutto pur di difendere i propri colori, anche a mettere a repentaglio la propria vita, come si fa per la persona amata. Dietro quei volti che magari possono sembrare duri, truci, si nascondono dei cuori grandi, dei cuori innamorati. Gli ultras sono anche quei tifosi disposti a sobbarcarsi chilometri pur di sostenere la propria squadra, senza gli ultras, il calcio perderebbe tanto. Giusto, nobile e doveroso fare una campagna di sensibilizzazione per riportare le famiglie allo stadio, le donne, i bambini, ma senza la presenza degli ultras sarebbe tutto meno emozionante. Come è stato emozionante a Mondragone, ci si aspettava un gruppo di ultras porticesi e, ad un certo punto, al di fuori dello stadio era spuntato un pullman giallo con tanto di clacson a rimbombare nell’aria. Erano loro, gli ultras del Portici e di Portici, sono entrati compatti, decisi a sgolarsi pur di farsi sentire e non hanno smesso un attimo di cantare. Si sono riuniti in un punto del settore per urlare il loro amore. Di domenica pomeriggio, ad ora di pranzo, si sono messi in viaggio tutti insieme per raggiungere Mondragone. Hanno prima incitato la squadra a crederci, poi a non mollare, loro sì che possono essere il dodicesimo uomo in campo. Anche gli ultras del Mondragone hanno applaudito quelli giunti da Portici a fine gara, del resto si fa pur sempre parte dello stesso mondo, malgrado il cuore abbia colori diversi. Bisognerebbe cambiare il significato che è stato esportato sulla figura dell’ultras, certo, come in ogni settore/categoria/professione, ci sono i buoni e i cattivi, anche il mondo ultras non fa specie. Una tifoseria degna di tal nome, non può prescindere dalla presenza degli ultras che esercita un grande effetto anche sui giocatori. L’ultras è quel tifoso che entra allo stadio unicamente per far sentire la sua voce a chi è in campo, come se si sentisse investito di una responsabilità, già sa di dover cantare a più non posso, un po’ come a dire: “Noi siamo qui sugli spalti a fare il nostro dovere, voi fate il vostro sul rettangolo di gioco”. E l’ultras non pretende a tutti i costi la vittoria, ma che si onori la maglia e la città che si rappresenta, che si dia tutto in campo al di là del risultato. Dopo lo spettacolo sugli spalti visto al “San Ciro” nel derby contro l’Herculaneum, abbiamo scelto come titolo del giornalino: “Sarà perché ti amo”. E gli ultras porticesi, in quel di Mondragone, hanno ideato e intonato un coro proprio sulle note di questa canzone: “Ma che passione, noi siamo sempre qui, in casa e fuori, noi siamo il Portici….”, per scoprirne il resto, non resta che venire allo stadio a sostenere questa squadra che ha bisogno di tutti per alimentare questo cammino da sogno…stringimi forte e stammi più vicino, è così bello che non mi sembra vero…

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

Written by 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *