L’ANALISI DELLA CLAMOROSA SEMIFINALE – Da non crederci!

Si resta impotenti di fronte a certe situazioni. La finale tanto agognata era ad un passo, mancava una manciata di secondi, la Sessana solo con la forza della disperazione cercava di attaccare ma lo faceva senza creare grossi pericoli. Il Portici stava soffrendo pochissimo, certo regnava sempre un po’ di apprensione perché non ci si può mai sentire totalmente sicuri quando il risultato è ancora in bilico e, pur non rischiando, si è schiavi di un episodio. Gli azzurri si difendevano in maniera ordinata e precisa e, a due minuti dal 90′, Ioio era andato anche ad un passo dal chiudere i giochi. Erano passati già tre dei cinque minuti di recupero quando è stato commesso un fallo da posizione pericolosa, sicuramente da evitare, si è trattato di una ingenuità ma bastava superare quel rischio e poi non si doveva fare altro che staccare il biglietto per la finale. Invece, Grezio ha disegnato una parabola da applausi e il pallone è entrato in rete, 2-1 e la Sessana improvvisamente è resuscitata. E se resusciti proprio quando lentamente si sta perdendo ogni speranza, è come se una energia sovrannaturale si impadronisse di te e, infatti, i rigori hanno premiato gli uomini di mister Sanchez. Nonostante Franco avesse sbagliato il secondo rigore, dopo i primi due andati a buon fine di Marraffino e Sardo, gli errori di Olivieri e Basso sono stati fatali.

Ma la responsabilità sicuramente non è di chi ha avuto il coraggio di presentarsi dal dischetto e ha avuto la sfortuna di sbagliarlo, questo ci sta tutto, il punto è che il Portici non doveva proprio arrivare ai rigori. Già all’andata è stata una mezza beffa, la squadra era in piena emergenza tra infortuni e squalifiche, eppure ha disputato una prestazione straordinaria e si vinceva 2-0 fino al generoso rigore concesso alla Sessana e trasformato da Grezio. Nonostante questo, il Portici aveva tanta voglia di giocare la finale e ha affrontato con il piglio giusto anche la gara di ritorno, reagendo subito con Di Ruocco allo svantaggio di Parente. Il botta e risposta veloce si è concretizzato alla fine del primo tempo e, nella ripresa, era la Sessana a dover fare qualcosa in più ma gli azzurri sono stati bravi a non concedere spazi. Tant’è che i gialloblu si affidavano a lanci lunghi dalle retrovie nella speranza di una sponda, di un rimpallo, di uno spunto ma anche un animale d’area di rigore come Grezio era ingabbiato dalle maglie azzurre.

Ormai restava poco più di un granello di sabbia nella parte alta della clessidra e, prima che cadesse giù facendo suonare il gong, il tempo si è fermato su quella punizione. Era l’ultima possibilità, l’ultima spiaggia, ed è stata conquistata dai padroni di casa, per i giocatori azzurri è stata una mazzata psicologica terribile, come quando vedi la felicità venire verso di te per poi dileguarsi improvvisamente. Si resta inebetiti, sbigottiti, alla ricerca di una spiegazione ma ci sono momenti a cui non si riesce a trovare una spiegazione. Era fatta, ma ancora una volta dopo il 90′ si è stati beffati, può capitare una volta ma due no. Un destino beffardo si è divertito con il Portici, è tutta una questione di un istante, stai salendo verso l’alto e ti ritrovi di nuovo giù. In questi quattro mesi, la squadra di mister Borrelli ha costruito qualcosa di importante ma adesso, dopo una settimana terribile, bisogna ripartire daccapo, come se iniziasse adesso il 2016. Si deve ripartire da questo terzo posto per cercare di riprendersi il secondo e di pensare ai play off, ci sono delusioni che possono insegnare tanto, soprattutto a soffrire e, imparare a farlo, può consentire di costruire qualcosa di grande proprio su una sofferenza. Una sofferenza che può acquistare un grande valore se produce il desiderio di una ripresa perché è quando si soffre che non si deve perdere la voglia di sognare.

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

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