E’ STATA DURA MA ORA…ESTASI PURA

I play off erano ad un passo, vicinissimi ma, ad un certo punto, si sono allontanati così tanto che sembravano ormai persi. E non c’è niente di più brutto quando hai qualcosa in pugno e poi dopo ti rendi conto che è volata via senza che te ne accorgessi. Ci resti male, ti chiedi come sia potuto succedere e non trovi una spiegazione, ripensi a quel momento in cui avevi tutto e vorresti ritornare lì per fermare il tempo, per cambiare il corso degli eventi. Mancava meno di un minuto, era l’ultima azione, e per il Portici non c’era più scelta: o era inferno o paradiso. La botola ormai era pronta a fagocitare tutti i sogni, tutte le speranze ma poi, ad un certo punto, nel buio della notte, un raggio di luce si è intravisto lungo l’orizzonte, la botola si è chiusa e si sono spalancate le porte della dimensione celeste. Dal tonfo al trionfo. I tifosi azzurri, dopo aver accumulato tanta tensione, si sono lasciati andare ad una esultanza liberatoria, erano felici, più felici che mai perché hanno visto la delusione attraversargli gli occhi e fermarsi, la vista era annebbiata prima che venisse travolta da un tripudio di lacrime di gioia e anche incredulità. Perché quando hai qualcosa in mano che improvvisamente svanisce, può succedere che fendi l’aria e te la ritrovi nuovamente in tuo possesso e non sai neanche tu come sia successo. Sai solo che ti senti un’altra volta felice, come lo è adesso tutta la Portici calcistica e non, perché l’eco di questo grande risultato risuona in tutti gli angoli della città che si appresta a svegliarsi con il sorriso. Altro che aprile dolce dormire, dolce sentire, dolce sognare.

Si sapeva che lo Stasia non avrebbe regalato alcunché, anche che avrebbe battagliato, che avrebbe dato l’anima perché, in fondo, potevano solo guadagnare qualcosa. E lo stavano facendo, il Portici non è stato quello brillante e convincente delle ultime due settimane, a Sant’Anastasia, vuoi per il caldo eccessivo e vuoi per il campo in terra battuta, si è faticato a creare gioco. Eppure si era passati due volte in vantaggio: a Fava aveva risposto Guadagno su una punizione deviata. Nella ripresa, a Murolo aveva risposto Nucci su rigore. Due gol subiti entrambi da calcio piazzato, un po’ come si era persa la finale di coppa Italia, subendo un rigore e una punizione tra andata e ritorno della semifinale. Sembrava lo stesso, quei fantasmi iniziavano ad aleggiare nuovamente ma, stavolta, è stato il Portici un po’ aiutato dal fato. Scorrevano i titoli di coda, si stava avvicinando un triste epilogo, un “the end” intriso di amarezza, invece, Scielzo ci ha messo il mestiere arrivando su un pallone che sembrava perso e facendosi fare fallo. Rigore!

Quanto pesava quel pallone, valeva una stagione. Si è rivissuta la stessa scena di Portici-Sessana di campionato, sempre allo scadere, Ioio aveva salvato la palla sulla linea di porta con un braccio, l’arbitro stava lasciando correre ma il guardalinee, quasi sbracciandosi, aveva richiamato la sua attenzione con la bandierina indicando il dischetto. Ora un episodio simile ha favorito il Portici, il direttore di gara, forse non posizionato benissimo, aveva visto il fallo netto ma non la zona del campo, invece, l’assistente aveva chiaramente indicato l’area di rigore. Quanta tensione in quei secondi, quanto pathos, quanta adrenalina! Il risorgimento azzurro dipendeva da una questione di centimetri, bastava sbagliarne uno, pure mezzo, e la condanna sarebbe stata terribile, sanguinosa, inevitabile. Invece, Sardo quei centimetri non li ha sbagliati, e passeranno alla storia le immagini in cui tutta la squadra si è messa a correre verso gli ultras presenti al “De Cicco”. Si è sofferto tanto, tantissimo, ma queste sono le vittorie più belle, da tramandare alle nuove generazioni, si stanno scrivendo bellissime pagine di storia ma ora c’è un derby sentitissimo con il San Giorgio. In gioco non ci sono più i punti ma i sogni…

Ufficio Stampa A.S.D. Portici 1906 – Maurizio Longhi

Foto di Gaetano Grimaldi

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